Karl Marx

Il materialismo storico


La concezione materialistica della storia

a. introduzione

Negli anni '50, Marx intensifica gli studi di economia politica dai quali hanno origine alcuni dei suoi più importanti lavori, tra cui, nel 1859, Per la critica dell'economia politica.

Nella famosa Prefazione a quest'opera, egli traccia una spiegazione molto chiara del materialismo storico, tutta imperniata sui concetti di struttura e sovrastruttura.

La struttura è la base economica di una società sulla quale si eleva sempre una sovrastruttura ad essa funzionale (che comprende politica, diritto, morale, ecc.) .

I cambiamenti strutturali determinano cambiamenti sovrastrutturali. È peraltro vero che Engels in seguito è sembrato correggere questa sorta di determinismo economico, scrivendo: "Secondo la concezione materialistica della storia, il momento decisivo nella storia è, in ultima istanza, la produzione e la riproduzione della vita reale. Né Marx, né io abbiamo mai affermato di più. Se dunque qualcuno intende distorcere ciò, nel senso che l'unico decisivo fattore sarebbe il momento economico, costui tramuterà questa affermazione in una frase vuota, astratta e insensata"


b. Testo

Il primo lavoro intrapreso per sciogliere i dubbi che mi assalivano, fu una revisione critica della filosofia del diritto di Hegel. La mia ricerca arrivò alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né spiegandoli con la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano. Essi hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell'esistenza il cui complesso viene inteso da Hegel, seguendo l'esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine di «società civile»; e che l'anatomia della società civile è da cercare nell'economia politica.

Il risultato generale al quale arrivai e che, una volta acquisito, mi servì da filo conduttore nei miei studi, può essere brevemente formulato così:

Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali.

L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono determinate forme sociali della coscienza. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza.

A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l'espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l'innanzi s'erano mosse.

Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. Subentra allora un'epoca di rivoluzione sociale.

Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, in una parola le forme ideologiche, che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo.

Come non si può giudicare un uomo dall'idea che egli ha di se stesso, così non si può giudicare una simile epoca di sconvolgimento dalla rappresentazione che essa ha di se stessa; occorre invece spiegare questa rappresentazione con le contraddizioni della vita materiale, con il conflitto esistente fra le forze produttive della società e i rapporti di produzione.

Una formazione sociale, peraltro, non perisce finché non siano sviluppate tutte le forze produttive per la quale essa offra spazio sufficiente; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza. Pertanto l'umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione.

A grandi linee, i modi di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica della società.

I rapporti di produzione imposti dalla borghesia sono l'ultima forma antagonistica del processo di produzione sociale; antagonistica non nel senso di un antagonismo individuale, ma di un antagonismo che sorge dalle condizioni di vita sociali degli individui.

Le forze produttive che si sviluppano nel seno della società borghese [ gli operai, ovvero il proletariato] creano in pari tempo le condizioni materiali per la soluzione di questo antagonismo.

Con questa formazione sociale si chiude dunque la preistoria della società umana.


Friedrich Engels, col quale, dopo la pubblicazione (nei Deutsch-französische Jahrbücher) del suo geniale schizzo di critica delle categorie economiche, mantenni per iscritto un continuo scambio di idee, era arrivato per altra via (si confronti la sua La situazione della classe operaia in Inghilterra), allo stesso risultato cui ero arrivato io, e quando nella primavera del 1845 si stabilì egli pure a Bruxelles, decidemmo di mettere in chiaro, con un lavoro comune, il contrasto tra il nostro modo di vedere e la concezione ideologica della filosofia tedesca, di fare i conti, in realtà, con la nostra anteriore coscienza filosofica.

Il disegno venne realizzato nella forma di una critica della filosofia posteriore a Hegel. Il manoscritto, due grossi fascicoli in ottavo, era da tempo arrivato nel luogo dove doveva pubblicarsi, in Westfalia, quando ricevemmo la notizia che un mutamento di circostanze non ne permetteva la stampa. Abbandonammo tanto più volentieri il manoscritto alla rodente critica dei topi, in quanto avevamo già raggiunto il nostro scopo principale, che era di veder chiaro in noi stessi.

Dei diversi lavori sparsi in cui esponemmo al pubblico in quel periodo, sotto questo o quell'aspetto, i nostri modi di vedere, menzionerò soltanto il Manifesto del Partito comunista, redatto in comune da Engels e da me, e un Discorso sul libero scambio da me pubblicato.

I punti decisivi della nostra concezione vennero indicati per la prima volta in modo scientifico, benchè soltanto in forma polemica, nel mio scritto Miseria della filosofia [*6], pubblicato nel 1847 e diretto contro Proudhon, ecc.

La pubblicazione d'una dissertazione, scritta in lingua tedesca, su Il Lavoro salariato, in cui raccoglievo le conferenze tenute da me su questo argomento nella Associazione degli operai tedeschi di Bruxelles, venne interrotta dalla rivoluzione di febbraio e dalla mia espulsione dal Belgio che ne seguì.

La pubblicazione della Neue Rheinische Zeitung nel 1848 e nel 1849 e i successivi avvenimenti interruppero i miei studi economici, che poterono essere ripresi soltanto a Londra nel 1850. L'enorme quantità di materiali per la storia dell'economia politica che sono accumulati nel Museo britannico, il fatto che Londra è un punto favorevole per l'osservazione della società borghese, infine la nuova fase di sviluppo in cui questa società sembrava essere entrata con la scoperta dell'oro dell'Australia e della California, mi indussero a incominciare di nuovo dal principio, e a studiare a fondo, in modo critico, i nuovi materiali. Questi studi mi portavano da sé, in parte, a discipline in apparenza molto lontane, sulle quali dovetti indugiare per un tempo più o meno lungo. In particolare, però, il tempo di cui disponevo mi venne ridotto dalla necessità imperiosa di lavorare per un guadagno.

La mia collaborazione, che dura ormai da otto anni, al primo giornale anglo-americano, la New York Tribune, provocò una straordinaria dispersione dei miei studi, dato che non mi occupo che per eccezione di giornalismo propriamente detto. Gli articoli che scrivevo sui principali avvenimenti economici in Inghilterra e sul continente formavano però una parte così importante del mio lavoro, che fui costretto a familiarizzarmi con dei particolari pratici che escono dal terreno della scienza dell'economia politica propriamente detta.

Questo schizzo del corso dei miei studi nel campo dell'economia politica deve solamente servire a dimostrare che le mie concezioni, in qualsiasi modo si voglia giudicarle e per quanto coincidano ben poco con i pregiudizi interessati delle classi dominanti, sono il risultato di lunghe e coscienziose ricerche.

Sulla soglia della scienza, come sulla porta dell'Inferno, si deve porre questo ammonimento: Qui si convien lasciare ogni sospetto; ogni viltà convien che qui sia morta.


Karl Marx

Londra, gennaio 1859