| DIONISO,
il dio greco, è qui raffigurato per la decorazione di una anfora greca, ad opera del cosiddetto pittore di Kleophrades, forse del V secolo avanti Cristo.
La riflessione sul significato della presenza di questa divinità nel pantheon del popolo greco, accanto a quella altrettanto significativa del dio Apollo, costituisce una delle costanti dell'intero svolgimento
del pensiero di Nietzsche.
Era il dio della fertilità e della danza rituale; protettore della coltiva- zione della vite, era anche patrono della poesia, del canto e del teatro.
Nella leggenda orfica Dioniso è figlio di Zeus e di Persefone; in altri
racconti mitologici è figlio di Zeus e di Semele, ed era stato concepito
sul monte Nissa. Dioniso era uno dei dodici dei dell'Olimpo,
raffigurato come un giovane di bell'aspetto, in genere su un carro
trainato da leopardi. Vestito di una tunica di pelle di vitello, sempre
con la coppa, ovvero col thyrsus, alzati nella mano destra, era
circondato da cervi, coronato di un serto di vite e uva. Il dio Pan,
satiri e menadi lo seguivano e condivide- vano il suo culto. La sola
Arianna compare nei miti come un suo amore. Una versione del suo mito
sosteneva che egli era morto per mano dei Titani, che dopo averlo
squartato avevano iniziato a divorarlo; l'intervento di Zeus permise di
salvarne solo i resti (il fallo), dando ad APOLLO il compito di
seppellirli a DELFI. Là, secondo la credenza, Dioniso risorgeva ogni
anno, e regnava per i tre mesi dell'estate, mentre Apollo era lontano.
Due celebrazioni si tenevano così regolarmente ad Atene: le dionisiache
maggiori in marzo, e le dionisiache minori in dicembre. Le feste
dionisiache erano spesso di carattere orgiastico, e portavano molti tra i
devoti in piena crisi estatica e mistica, ad una sorta di furore
religioso. Il tratto centrale del culto di Dioniso era chiamato
"sparagnos": si squartava un animale vivo, se ne mangiavano le carni e
se ne beveva il sangue; i partecipanti al rito mangiavano così la carne e
il sangue del dio stesso. Le feste che si celebravano in suo onore le Dionisie includevano sempre l'allestimento pubblico di spettacoli.
Nel calendario religioso ateniese, quattro erano le feste dedicate a Dioniso, due invernali legate alla vendemmia, e due in primavera,
le Grandi Dionisie, con processione solenne e gare di versificazione: ditirambi, commedie e tragedie, che legano queste feste allo sviluppo del teatro classico greco.
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| Wilhelm Friedrich Nietzsche nacque a Röcken,
una piccola cittadina della Sassonia, vicina della più importante
Lützen, nel 1844. Figlio di un pastore protestante, studiò dapprima nel
liceo-ginnasio di Pforta. In questi anni, con gli amici Gustav Krug e
Wilhelm Pinder, fonda l'associazione Germania, al fine di approfondire
le conoscenze letterarie e musicali: per l'associazione scrive alcuni
saggi, ispirati alle teorie del filosofo americano Ralph Waldo Emerson.
Nietzsche fu un ragazzo prodigioso nell'apprendimento: sin da piccolo
imparò ad esprimersi con composizioni proprie, tanto di ordine poetico e
letterario, quanto musicale.
Nel 1864 si iscrisse
nella facoltà teologica all'Università di Bonn, ma cambiò orientamento
l'anno successivo per iscriversi all'Università di Lipsia e seguire le
lezioni di filologia classica di Friedrich Ritschl, già suo
stimato insegnante a Bonn. Più tardi negli anni, Ritschl si adoperò
molto per procurare al suo bravissimo studioso di filologia greca, non
ancora venticinquenne, la chiamata all'università di Basilea, su una
cattedra di lingua e letteratura greca. A Basilea Nietzsche insegnò dal
1869 al 1879.
A questo periodo risalgono, oltre a studi di carattere filologico, le sue prime grandi opere filosofiche: La nascita della tragedia dallo spirito della musica (1872); Le Considerazioni inattuali (1873-76); Umano troppo umano (1878). Durante questi anni visse in rapporti di frequentazione stretta con Richard Wagner e con sua mogie Cosima.
Gli anni trascorsi
nella frequentazione della casa di Wagner furono gli anni più felici
della sua vita; questo periodo finì quando, in occasione della
inaugurazione del teatro wagneriano di Bayreuth, egli
maturò la convinzione che nel caso di Wagner si trattava non della
riproposizione del teatro musicale tragico-greco, bensì di
un'istrionica, commediante e decadente riscoperta dell'ottimismo
cristiano, con profonde marcature di nazionalismo tedesco.
Dopo la guerra
franco-prussiana del "70, intanto, Nietzsche perse ogni residua passione
nazionalistica ed ogni considerazione positiva della politica del
cancelliere Bismarck. Per converso, in ossequio della legislazione
svizzera, egli rinuncia alla cittadinanza prussiana, senza richiedere
quella del paese che l'ospitava: morirà così apolide. Al suo ateismo
istintivo, unì ora la consapevolezza che occorreva impegnarsi per la
costruzione di una cultura non condizionata dalle politiche statali e
dalle strutture (le università) nelle quali essa esprime le sue
funzioni. Dal 1879 (quando lasciò definitivamente l'insegnamento, a
motivo dei suoi disturbi di salute) Nietzsche visse con una modesta
pensione assegnatagli dall'università, soggiornando sulla riviera
francese e italiana in inverno, e in Alta Engadina d'estate, e infine a
Torino.
Nacquero in questo periodo,
da questo uomo che viveva come un «filosofo privato», le opere della
maturità, quelle cui è maggiormente legato il vasto influsso di
Nietzsche sulla cultura europea del primo novecento, in gran parte
composte in forma aforistica: Il viandante e la sua ombra (1880); Aurora (1881); La gaia scienza (1882); Cosi parlò Zarathustra (1883-85); Al di là del bene e del male (1886); Genealogia della morale (1887); ed infine Il caso Wagner (1888); Crepuscolo degli idoli (1888); L'Anticristo, Ecce homo, Nietzsche contra Wagner, tutti pubblicati postumi.
Nel gennaio del 1889
Nietzsche fu colto a Torino da gravi sintomi di degenerazione
comportamentale e di precarie condizioni di salute mentale. Sulla natura
e l'origine di questa malattia hanno discusso a lungo i biografi. Fin
dal 1873 Nietzsche aveva cominciato a soffrire di forti emicranie,
indebolimento della vista, disturbi digestivi, insonnia. Questi mali,
aggravatisi, lo avevano costretto a lasciare l'insegnamento. La sua
cosiddetta follia, scoppiata in modo definitivo nei 1889, era
probabilmente di origine luetica, ma si è pensato anche a un male
ereditario. Salute e malattia hanno un peso teorico centrale nelle opere
del Nietzsche maturo; ma, soprattutto, la circostanza biografica della
sua malattia ebbe un ruolo decisivo nel far sorgere il problema degli
«scritti postumi».
Dopo la crisi di Torino,
infatti, Nietzsche, trascorso un periodo in casa di cura, visse i suoi
ultimi anni affidato alla sorella Elisabeth, maritata con Bernhard
Förster, noto teorico antisemita della prima ora. Elisabeth aveva già
avuto una parte importante nel far fallire il tentativo sentimentale di
Nietzsche con Lou Andreas-Salomé, nel 1882, una giovane russa conosciuta
a Roma; dopo la fine della vita cosciente del fratello e dopo la sua
morte, avvenuta a Weimar nel 1900, toccò a lei il compito di riordinare e
preparare per la pubblicazione l'ingente mole di appunti che Nietzsche
era andato raccogliendo negli ultimi anni col proposito, poi
abbandonato, di comporli in una grande opera che doveva intitolarsi La volontà di potenza.
Questo bagaglio cospicuo di quaderni di lavoro, i cosiddetti «aforismi postumi»,
costituiscono il lascito teorico più importante del filosofo tedesco
alla cultura contemporanea. Con la collaborazione di un discepolo di
Nietzsche, Peter Gast, Elisabeth ordinò tutto questo
materiale operando una serie di tagli, ricuciture, manipolazioni
dettate, oltre che da fedeltà a una certa immagine del fratello, da
un'ideologia fanaticamente nazionalista e razzista; risultato di questo
lavoro fu l'opera universalmente conosciuta nel primo novecento come La volontà di potenza, pubblicata in edizione definitiva nel 1906.
In anni recenti, l'edizione critica di tutti gli scritti di Nietzsche, curata da due studiosi italiani, Giorgio Colli e Mazzino Montinari,
ha dimostrato definitivamente che questa «opera» non esiste; al suo
posto si possono leggere tutti gli appunti degli ultimi anni di
Nietzsche annotati nei suoi quaderni, in ordine cronologico, disponibili
finalmente senza tagli e manipolazioni.
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