Gilles Deleuze

Il concetto di genealogia in Nietzsche


 
(1962) Nietzsche et la philosophie, Press Universitaires de France
(trad. F. Polidori - Ed. Einaudi - Milano, 2002)

1.1 La genealogia

Nel suo significato più ampio, il progetto di Nietzsche consiste nell’introduzione dei concetti di senso e di valore in filosofia. Non v’è dubbio che gran parte della filosofia contemporanea è vissuta e vive tutt’ora di Nietzsche; forse però non nel modo in cui egli avrebbe desiderato.

Nietzsche non ha mai tenuto nascosto il fatto che la filosofia del senso e dei valori dovesse essere una critica. Il fatto è che Kant non ha condotto la vera critica perché non ha saputo porne il problema in termini di valori; e questo costituisce uno degli spunti principali da cui muove l’opera nietzscheana, l'esigenza di costruire la filosofia dei valori come la vera realizzazione della critica, il solo modo di realizzare la critica totale, ossia di fare filosofia a “colpi di martello”.

La nozione di valore implica infatti un sovvertimento critico. Da una parte i valori sembrano o si fanno passare per principi: una valutazione presuppone determinati valori sulla cui base stimare i fenomeni. D’altra parte, però, se si va più a fondo, sono i valori a presupporre valutazioni, “punti di vista di apprezzamento” da cui proviene il loro stesso valore. Il problema critico sta nel valore dei valori, nella valutazione dalla quale deriva il loro valore; è il problema della loro creazione.

La valutazione si profila quale elemento differenziale dei valori ad essa corrispondenti: elemento critico e creativo al tempo stesso. Le valutazioni, restituite al loro proprio elemento, non sono valori ma modi essere, di esistere, da parte di chi giudica e valuta; fungono così da principi a quei valori in base a cui si giudica. Questo spiega perché le convinzioni, i sentimenti, i pensieri che abbiamo, siano sempre frutto del nostro modo di essere o del nostro stile di vita. Vi sono cose che non si potrebbero mai dire, sentire o concepire, valori in cui non si potrebbe mai credere se non si valutasse “bassamente”, se non si vivesse o pensasse “bassamente”. Ecco l’essenziale: l’alto e il basso, il nobile e il vile non sono valori, ma rappresentano l’elemento differenziale da cui deriva il valore dei valori stessi.

1949-a-1956-gilles deleuzeLa filosofia critica presenta due movimenti inseparabili: ricondurre ogni cosa e l’origine di qualunque valore a dei valori; ma anche ricondurre questi valori a qualcosa che ne sia l’origine , che decida il loro valore. E’ la duplice lotta di Nietzsche: sia contro coloro i quali sottraggono i valori alla critica, limitandosi a fare l’inventario dei valori esistenti o a criticare le cose in nome di valori già consolidati: gli “operai della filosofia” come Kant, Schopenhauer; sia contro chi critica o rispetta i valori, sostenenendo che essi derivino da semplici fatti, da presunti fatti oggettivi: gli utilitaristi, i “dotti” . In entrambi i casi, la filosofia si ritrova a galleggiare nell’elemento indifferente di ciò che vale in sé o per tutti. Nietzsche si leva contemporaneamente tanto contro la suprema idea del fondamento, per la quale i valori rimangono indifferenti alla propria origine, quanto contro l’idea di semplice derivazione causale o di mero inizio di essi, per cui l’origine rimane indifferente ai valori. Nietzsche formula il concetto nuovo di genealogia.

Il filosofo è un genealogista, non un giudice di tribunale come Kant, né un meccanico come gli utilitaristi. Il filosofo è Esiodo. Nietzsche sostituisce al principio kantiano di universalità e al principio di somiglianza caro agli utilitaristi il sentimento di differenza o di distanza (elemento differenziale).

"Prendendo le mosse da questo pathos della distanza [i nobili] si sono per primi arrogati il diritto di foggiare i valori, di coniare le designazioni dei valori: che cosa importava loro l’utilità." [Genealogia della morale, I]

Genealogia vuol dire valore dell’origine e, al tempo stesso, origine dei valori. Genealogia si contrappone tanto al carattere assoluto dei valori quanto al loro carattere relativo o pratico. Genealogia significa elemento differenziale dei valori da cui deriva il loro stesso valore. Genealogia vuol dire dunque origine e nascita, ma anche differenza o distanza nell’origine. Genealogia vuol dire nobiltà e bassezza, nobilità e viltà, nobiltà e decadenza nell’origine. Il nobile e il vile, l’alto e il basso: questo è propriamente l’elemento genealogico e critico. Ma così intesa la critica è, nel contempo, quanto di più positivo ci sia.

L’elemento differenziale non è mai critica del valore dei valori senza essere anche elemento positivo di una creazione. Perciò Nietzsche non considera mai la critica come reazione, ma come azione. Nietzsche contrappone l’attività della critica alla vendetta, al rancore e al risentimento. Zarathustra sarà seguito dalla sua “scimmia”, dal suo “pagliaccio”, dal suo “demone” da una parte al’altra del libro; ma la scimmia si distingue da Zarathustra allo stesso modo in cui la vendetta e il risentimento di distinguono dalla critica. Confondersi con la propria scimmia: ecco una delle raccapriccianti tentazioni di cui Zarathustra avverte l’insidia [Così parlò Zarathustra, Del passare oltre].

La critica non è una re-azione del risentimento, ma l’espressione attiva di un modo attivo di esistere: attacco e non vendetta, aggressività naturale di un modo di essere, malvagità divina senza la quale non si potrebbe immaginare la perfezione. E’ il modo di essere del filosofo, che si prefigge di usare l’elemento differenziale, appunto come critica e creazione, dunque come martello. Pensano “bassamente” afferma Nietzsche dei propri avversari. E molte sono le cose che si aspetta da questa concezione della genealogia: una nuova organizzazione delle scienze, una nuova organizzazione della filosofia, una determinazione di valori per il futuro.