Il nichilismo europeo

(Frammenti postumi 1887-88)


Questo breve ma densissimo testo, titolato Il nichilismo europeo e da Nietzsche stesso con cura datato: Lenzer Heide (Svizzera) 10 giugno 1887, è stato pubblicato per la prima volta integralmente nel 1971, all'interno dell’edizione critica delle Opere Complete a cura di Colli-Montinari (frammento 5[71], vol.VIII, tomo I, pp. 199 e seguenti).

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Friedrich Nietzsche

1. Il nichilismo come stato NORMALE.

Nichilismo: manca il fine; manca la risposta al «perché?»; che cosa significa nichilismo? - che i valori supremi si svalorizzano.

• Esso è AMBIVALENTE: A) Nichilismo come segno della cresciuta potenza dello Spirito: come NICHILISMO ATTIVO.

Può essere un segno di forza: l'energia dello spirito può essere cresciuta tanto, che i fini sinora perseguiti («convinzioni, articoli di fede») le riescano inadeguati. - Una fede, in altri termini, esprime in genere la costrizione esercitata da certe condizioni di esistenza, una sottomissione all'autorità di situazioni in cui un essere prospera, cresce, acquista potenza... D'altra parte un segno di forza non sufficiente per porsi ora nuovamente, in maniera creativa, un fine, un perché, una fede.

Il SUO MASSIMO di forza relativa, lo raggiunge come forza violenta di DISTRUZIONE, come nichilismo attivo. Il suo contrario sarebbe il nichilismo stanco, che non aggredisce più; la forma più famosa di questo è il buddhismo, come nichilismo passivo.

Il nichilismo rappresenta uno stato intermedio patologico (patologica è l'immensa generalizzazione, la conclusione che non c'è nessun senso): sia che le energie creative non siano ancora forti abbastanza, sia che la decadenza indugi ancora a non abbia ancora trovato i suoi rimedi.

• B) Nichilismo come declino e regresso della potenza dello spirito, il NICHILISMO PASSIVO, come segno di debolezza: l'energia dello spirito può essere stanca, esaurita, in modo che i fini sinora perseguiti sono inadeguati e non trovano più credito; la sintesi dei valori e dei fini (su cui riposa ogni forte cultura) si scioglie, in modo che i singoli valori si fanno la guerra: disgregamento; tutto ciò che ristora, guarisce, tranquillizza, stordisce, sarà in primo piano, sotto diversi travestimenti, religiosi o morali o politici o estetici, ecc.

2. PRESUPPOSTI DI QUEST'IPOTESI:

Che non ci sia una verità; che non ci sia una costituzione assoluta delle cose, una «cosa in sé»; - ciò stesso è un nichilismo, è anzi il nichilismo estremo.

Esso ripone il valore delle cose proprio nel fatto che a tale valore non corrisponda né abbia corrisposto nessuna realtà, ma solo un sintomo di forza da parte di chi pone il valore, una semplificazione ai fini della vita.

La domanda del nichilismo: «a che scopo?» procede dalla vecchia abitudine di vedere il fine come posto, dato, richiesto dall'esterno - cioè da una qualche autorità sovrumana. Anche dopo aver disimparato a credere in quest'ultima, si continua a cercare, secondo la vecchia abitudine, un'ALTRA autorità in grado di parlare un linguaggio assoluto e di imporre fini e compiti.

Viene quindi in primo piano l'autorità della COSCIENZA (quanto più si emancipa dalla teologia, tanto più la morale diventa imperativa), in sostituzione di una autorità personale. O l'autorità della RAGIONE. O l'istinto sociale (il gregge). O la STORIA con uno spirito immanente, che ha il suo fine in sé e a cui ci si può abbandonare.

Si vorrebbe aggirare la necessità di avere una volontà, di volere uno scopo, il rischio di dare a se stessi un fine; si vorrebbe scaricare la responsabilità (si accetterebbe il fatalismo).. Infine: felicità, e, con una certa tartuferia, la felicità dei più.
   

Cause del NICHILISMO:

• 1) manca la specie superiore, cioè quella la cui inesauribile fecondità e potenza tiene viva la fede nell'uomo. (Si pensi a quel che si deve a Napoleone: quasi tutte le speranze più alte di questo secolo).

• 2) La specie inferiore, «gregge», «massa», «società», disimpara la modestia e gonfia i suoi bisogni fino a farne valori cosmici e metafisici. Tutta l'esistenza ne viene volgarizzata; dominando, la massa tiranneggia le eccezioni, sicché queste ultime perdono la fede in sé e diventano nichilisti. Tutti i tentativi di escogitare tipi superiori sono MANCATI («romanticismo», l'artista, il filosofo, contro il tentativo di Carlye di attribuire loro i sommi valori morali). Resistenza contro il tipo superiore come risultato. Decadenza e insicurezza di tutti i tipi superiori; la lotta contro il genio (« poesia popolare», ecc.). Pietà per gli inferiori e i sofferenti come criterio per misurare l'altezza dell'anima. Manca il filosofo, l'interprete dell'azione, non solo il rielaboratore. [ ... ]