L'eterno ritorno dell'uguale


 

Friedrich Nietzsche

Questa dottrina elaborata, a partire dal 1881, vale per Nietzsche come il principio culminante della critica della civiltà europea contemporanea, perchè ne smaschera il carattere reattivo e negativo, ovvero di rinunzia. Questa funzione smascherante vale perché l'affermazione dell'eterno ritorno è selettiva delle volontà che la colgono.

La prima e più compiuta formulazione di questa fondamentale versione dell’eterno ritorno è nel testo de "La Gaia Scienza: Il peso più grande (1881)

“ Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: «Questa vita come tu ora la vivi e l'hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L'eterna clessidra dell'esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!»

Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato?

Oppure hai forse vissuto una volta un attimo così immenso, per cui questa sarebbe stata la tua risposta: «Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina?»

Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi e forse ti stritolerebbe; la domanda per qualsiasi cosa: «Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte? » graverebbe sul tuo agire come il peso più grande!

Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare più alcun altra cosa che questa ultima eterna sanzione, questo suggello? ”


Accanto alla formulazione precedente, la dottrina nietzscheana dell’eterno ritorno ne include anche un'altra posteriore (1885); questa seconda formulazione ha un chiaro carattere cosmologico, vale a dire "oggettivo", laddove la precedente versione sembra voler mantenere un carattere "soggettivo", come propria di una volontà particolare, quella in grado di istituire l'eterno ritorno.

«Se il mondo può essere pensato come una quantità determinata di energia e come un determinato numero di centri di forza, ne segue che nel grande gioco di dadi della sua esistenza deve attraversare un numero calcolabile di combinazioni. In un tempo infinito, ogni possibile combinazione deve realizzarsi infinite volte. E poiché fra ogni "combinazione" e il suo successivo "ritorno" dovrebbero intercorrere tutte le rimanenti combinazioni possibili in generale, e poiché ognuna di queste combinazioni condiziona l'intera successione di combinazioni della medesima serie, sarebbe dimostrato un ciclo di serie assolutamente identiche: si dimostrerebbe che il mondo è un ciclo che si è già ripetuto un'infinità di volte e che gioca in infinitum il suo gioco.

Questa concezione non è semplicemente una concezione meccanicistica; infatti, se fosse tale non determinerebbe un infinito ritorno di casi identici, ma confermerebbe l’ipotesi di uno stato (meta) finale.

Poiché il mondo non ha raggiunto questo stato finale, la concezione meccanicistica del mondo ci deve apparire come un'ipotesi imperfetta e soltanto provvisoria».